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Piante Sacre e Piante Rituali

Piante Sacre e Piante Rituali
brevi introduzioni alla conferenza con Fabio Bortesi

part.1

Gustav Schenk (1905-1969)* percorse in lungo e in largo l’Europa alla ricerca delle vecchie ricette delle streghe.

Trascrisse ricette per unguenti, estratti, fumigazioni tutti a base di erbe citate nei preparati delle herbane. Decise di provarli, sotto controllo medico, su se stesso.

Le sue scoperte, i suoi risultati oggi ci permettono di capire meglio che, dietro al mistero della strega, si nascondono molte verità. E non tutte sono quelle che ci hanno raccontato i processi alle streghe.

Venerdì 8.11 con Fabio Bortesi conosceremo, tra le altre, quelle piante che servivano ad indurre visioni, che potevano calmare o dare coraggio, le erbe del mito e delle leggende: Aconito*, Datura, Vischio, Ruta, Giuscquiamo.

*Gustav Schenk  era uno scrittore e fotografo tedesco. suoi libri di saggistica, che apparvero in stretta successione fino alla morte di Schenk nel 1969, mostrano interessi di vasta portata di natura scientifica e filosofica e la tenuta di Schenk è nell’archivio della città di Hannover dal 2003. Si dice che alcune fotografie scattate da Schenk siano entrate nella collezione del Museum of Modern Art . Ad Hannover, Linden South, esiste un modo che prende il nome da Schenk dal 1986.

**Aconito

L’origine etimologica risale al termine greco, che evidenzia la sua tossicità, akòniton cioè ‘pianta velenosa’. Si tratta, infatti, di una specie botanica nota fin dall’antichità per il suo elevato grado di tossicità.

Si riconosce facilmente per il colore caratteristico dei petali dei fiori blu scuro e per la loro curiosa forma: la sommità dei fiori sembra infatti somigliare ad una sorta di elmo antico.

L’aspetto e la velenosità della pianta l’hanno resa nei secoli un simbolo negativo associato a numerose leggende.

Nel linguaggio dei fiori, proprio per la sua alta tossicità, simboleggia la vendetta e l’amore colpevole.

Nell’antichità era una delle piante più usate per avvelenare le frecce e le punte dei giavellotti prima delle battaglie, e veniva generalmente usata per avvelenare ed uccidere i nemici.

Fabio Bortesi proviene da una famiglia che da tre generazioni si occupa di piante officinali e piante alimurgiche (erbe spontanee commestibili). Ha cominciato a unici anni a seguire il nonno nella sua attività ambulante di erborista e ha ereditato intonsa la sua passione così come lui la ereditò dal padre. A questa professione, che è ormai uno stile di vita e un piacere e che continua nella gestione dell’azienda di famiglia Il Tarassaco, affianca l’attività di divulgatore.

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