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Il Salice – articolo di Fabio Bortesi

IL SALICE

dalla radice in sanscrito SARAS (acqua), SARIT (fiume), SARÂMI (scorro). Il Salice, pianta che vuole l’acqua. SAL LIS (presso l’acqua) per i Celti.
Pianta delle Streghe. Nella Bretagna, nel dipartimento del Finistère, si racconta che le Streghe bretoni, per attraversare l’atlantico, intrecciassero dei cesti fatti coi rami del salice. Pianta sacra ad Ècate, meravigliosa divinità ctonia e psicopompa (che attraversa liberamente i 3 regni, degli uomini, degli dei e dei morti) dalla triplice figura: vergine, madre e vegliarda. Una dea che viene da molto lontano, da quella cultura preellenica che col tempo ha ridefinito le chiavi di lettura, che ha sovrascritto e in qualche modo nascosto le origini antiche di Ècate.

Una Grande Madre, legata ai cicli di morte e rinascita, come Demetra e Persefone.

Molto probabile che Ècate stessa fosse la terza figura chiave tra le due (rappresenterebbe la Vegliarda, lo stadio finale dell’evoluzione della donna) – non a caso nel mito, in alcune versioni, è Ècate a rivelare a Detetra cosa successe a Kore/Persefone.
Ècate, ἕκας – “colei che ha potere da lontano”, ἕκατος – “che colpisce a volontà. Ma anche il legame antico con “Heka”, che significa magia tra gli egizi e la divinità egizia del parto, Heqit, Heket o Hekat.
Ècate è il potere, connessa alla magia e al sapere magico. Le sue sacerdotesse verranno chiamata dalla cristianità dilagante “streghe tessaliche”.

Da qui bisogna partire per indagare il legame tra il Salice, Ècate e le streghe. Ancora una volta la storia che si è raccontata è solo un riflesso di storie molto più antiche. Di Fiabe molto più antiche.

“Al menarca la donna entra nel proprio potere, con le mestruazioni pratica il proprio potere, in menopausa diventa il proprio potere.” (detto dei Nativi Americani).
Non a caso è detto “ciclo” il momento delle mestruazioni.

Fabio Bortesi

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